IL TRIO DI JURE TORI DAVVERO UNA BELLA SCOPERTA, Gerlando Gatto

IL TRIO DI JURE TORI DAVVERO UNA BELLA SCOPERTA

E, alla fine di tutto questo ci sono i concerti che si sono svolti sabato 16 e domenica 17 giugno, nel piccolo ma delizioso Teatro Polifunzionale di Pineto e in questa occasione abbiamo ascoltato il Trio di cui in apertura: si tratta di una formazione internazionale comprendente il fisarmonicista sloveno Jure Tori, il chitarrista argentino Eduardo Contizanetti e il contrabbassista austriaco Wolfram Dersmitsch, nomi lo confessiamo del tutto sconosciuti a chi scrive.
Jure Tori, nato a Trbovlje nel 1975, ha cominciato a studiare musica allet di sette anni dedicandosi dapprima alla fisarmonica e poi anche al piano e allorgano. Ha iniziato la sua carriera artistica con il gruppo Orlek con cui ha registrato ben sette album.
Il contrabbassista Ewald Oberleitner insegna dal 1973 allUniversit artistica di Graz al corso di jazz. Ha suonato, tra gli altri, con i gruppi Neighbours (assieme a Dieter-om Glawischnig-om) e Karl-Heinz Miklin Trio. Nel 1967 ha vinto al Vienna festival jazz assieme al Christian Schulze Trio.
Il chitarrista Eduardo Contizanetti viene, invece, dalla lontanissima Patagonia e sfoggia uno stile chitarristico lontano da ogni forma virtuosistica ma assolutamente moderno e coinvolgente.
I tre hanno presentato la loro ultima fatica discografica, Wine Caf, dedicata ad un piccolo locale di Gorizia dove possibile suonare ed ascoltare musica in una atmosfera tranquilla e rilassata, quella stessa atmosfera tranquilla e rilassata che i musicisti sono riusciti ad intessere in teatro. Ed stata una sorpresa, una bellissima sorpresa: i tre hanno, infatti, eseguito musica non solo assai godibile ma anche di indiscusso livello. Jure non sar un mostro di tecnica (e meno male) ma evidenzia una qualit di suono ed una sensibilit davvero fuori del comune. In effetti, nonostante il suo strumento rievochi inevitabilmente sonorit balcaniche, le stesse vengono come attualizzate dal trattamento complessivo del trio in cui la modernit della chitarra si sposa magnificamente con i mantici dello sloveno. Dal canto suo il bassista ha il non facile compito di legare il tutto con un sostegno ritmico-armonico forse non molto fantasioso ma solido e costante. Cos la musica assume tratti cangianti, ora soavemente malinconici, ora decisamente trascinanti ma sempre sorretti dallidem sentire dei musicisti.

Gerlando Gatto

http://www.online-jazz.net

Share:

Leave a Reply